Il Veneto è ancora austriaco
Nel 1861 nasce il Regno d’Italia, ma alcuni territori considerati italiani restano fuori dai suoi confini.
Un percorso completo per capire perché il Regno d’Italia tornò a combattere contro l’Austria, come si svolsero le campagne di terra e di mare e perché il Veneto fu annesso nonostante le sconfitte italiane.
Segui le frecce: dai territori ancora esclusi dal Regno d’Italia all’alleanza con la Prussia, dalle battaglie del 1866 al plebiscito per il Veneto.
L’alleanza con la Prussia e l’annessione del Veneto
Nel 1861 nasce il Regno d’Italia, ma alcuni territori considerati italiani restano fuori dai suoi confini.
Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia con Vittorio Emanuele II come re. L’unificazione politica della penisola non è però ancora completa.
Il Veneto, il Trentino, Trieste e altri territori del Nord-Est appartengono all’Impero austriaco. Roma e il Lazio restano sotto il governo di Pio IX, protetto dalla Francia.
Dopo la conquista della Lombardia nel 1859, il governo italiano vuole ottenere anche il Veneto e completare la liberazione dell’Italia nord-orientale dal dominio austriaco.
Monarchici, moderati e democratici condividono l’obiettivo di liberare il Veneto, anche se hanno idee diverse sui mezzi da usare e sulle successive tappe dell’unificazione.
La rivalità tra Prussia e Austria offre all’Italia l’occasione per riaprire la guerra.
Il cancelliere Otto von Bismarck vuole unificare gli Stati tedeschi sotto la guida della Prussia. Per riuscirci deve sconfiggere l’Austria e ridurne l’influenza nel mondo tedesco.
Prussia e Italia hanno entrambe interesse a combattere l’Austria. Aprendo due fronti, uno a nord e uno a sud, possono obbligare Vienna a dividere il proprio esercito.
Italia e Prussia firmano un’alleanza militare. Se la Prussia entrerà in guerra entro tre mesi, l’Italia dovrà attaccare l’Austria e, in caso di vittoria, riceverà il Veneto.
Napoleone III si propone come mediatore e cerca di mantenere la propria influenza. Il governo italiano rifiuta però di rinunciare all’alleanza con la Prussia.
L’Italia dispone di molti uomini e di una flotta moderna, ma manca una direzione davvero unitaria.
Una parte dell’esercito, guidata da Alfonso La Marmora, deve attraversare il Mincio. Un’altra, comandata da Enrico Cialdini, è schierata più a sud, lungo il Po.
La Marmora e Cialdini non collaborano con efficacia e non concordano una strategia comune. Ordini incerti e comunicazioni difficili rallentano le operazioni.
La Marina dispone di numerose navi moderne ed è comandata dall’ammiraglio Carlo Pellion di Persano. Anche in mare, però, la preparazione e il coordinamento sono insufficienti.
Giuseppe Garibaldi guida il Corpo Volontari Italiani, chiamato anche Cacciatori delle Alpi. Il suo compito è avanzare nel Trentino occidentale.
L’esercito italiano entra nel Veneto, ma il primo grande scontro termina con una pesante sconfitta.
Il 20 giugno 1866 l’Italia dichiara guerra all’Austria; le ostilità iniziano il 23 giugno. La Marmora attraversa il Mincio e avanza verso il territorio del Quadrilatero.
L’esercito italiano incontra le truppe austriache comandate dall’arciduca Alberto presso Custoza, nella stessa zona della sconfitta piemontese del 1848.
Le unità italiane combattono senza un piano coordinato e ricevono ordini contraddittori. Gli austriaci concentrano meglio le forze e conquistano posizioni decisive.
Dopo la sconfitta, La Marmora ordina il ripiegamento oltre il Mincio. L’esercito italiano è ancora numeroso, ma perde l’occasione di avanzare rapidamente nel Veneto.
I volontari ottengono successi nel Trentino e avanzano in direzione di Trento.
Garibaldi entra nel Trentino occidentale con reparti meno equipaggiati dell’esercito regolare. Il territorio montuoso rende difficili gli spostamenti e i rifornimenti.
Il 3 luglio 1866 Garibaldi viene ferito a una coscia durante il combattimento di Monte Suello, ma continua a dirigere la campagna dei volontari.
Il 21 luglio i garibaldini sconfiggono gli austriaci a Bezzecca, nella valle di Ledro. La vittoria apre la strada verso Trento.
Dopo Bezzecca i volontari continuano ad avanzare. La loro azione dimostra ancora una volta l’importanza della partecipazione popolare alle guerre del Risorgimento.
La flotta italiana, pur superiore per numero e mezzi, viene battuta nell’Adriatico.
Il governo ordina alla flotta di conquistare l’isola fortificata di Lissa, oggi Vis, nell’Adriatico. L’operazione dovrebbe dimostrare la forza della nuova Marina italiana.
La flotta austriaca dell’ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff raggiunge Lissa e attacca le navi italiane guidate da Persano.
Persano cambia nave ammiraglia poco prima dello scontro senza informare chiaramente tutti i comandanti. Le unità italiane combattono separate e senza una manovra comune.
Le corazzate Re d’Italia e Palestro vengono perdute. La vittoria austriaca provoca grande impressione e mette in evidenza i problemi organizzativi della Marina italiana.
Mentre l’Italia è sconfitta a Custoza e Lissa, la Prussia decide la guerra sul fronte settentrionale.
L’esercito prussiano sconfigge duramente quello austriaco a Sadowa, detta anche Königgrätz, in Boemia. La battaglia decide il conflitto tra le due potenze tedesche.
Dopo Sadowa, Vienna non può continuare la guerra contro la Prussia e cerca un armistizio. L’Italia prova intanto a migliorare la propria posizione militare.
L’esercito di Cialdini attraversa il Po e avanza nel Veneto e nel Friuli, mentre Garibaldi prosegue la campagna nel Trentino. Gli austriaci evitano nuove grandi battaglie.
Nonostante le sconfitte italiane, la vittoria prussiana obbliga l’Austria a rispettare l’impegno di cedere il Veneto previsto dall’alleanza.
L’Italia interrompe le operazioni, ottiene il Veneto e compie un altro passo verso il completamento dell’unità.
Il governo ordina a Garibaldi di lasciare il Trentino. Il 9 agosto 1866 egli risponde con il celebre telegramma formato da una sola parola: “Obbedisco”.
Il 12 agosto Italia e Austria firmano l’armistizio di Cormons. La pace di Vienna del 3 ottobre conclude ufficialmente la guerra tra i due Stati.
L’Austria cede il Veneto alla Francia, che lo consegna al Regno d’Italia. Questa procedura evita che Vienna appaia costretta a cederlo direttamente a un esercito sconfitto.
Il 21 e 22 ottobre un plebiscito approva l’annessione del Veneto. Trentino e Trieste restano però all’Austria, mentre Roma resta sotto il governo del papa.
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