Il Piemonte guida il Risorgimento
La sconfitta della Prima guerra d’indipendenza mostra che l’Austria non può essere affrontata senza alleati.
Un percorso completo per capire come il Regno di Sardegna preparò lo scontro con l’Austria, perché intervenne la Francia e in che modo la guerra trasformò la carta politica italiana.
Segui le frecce: dalla situazione dopo il 1849 alla strategia di Cavour, dalle battaglie del 1859 all’armistizio di Villafranca e ai plebisciti.
Dalla diplomazia di Cavour alle annessioni del 1860
La sconfitta della Prima guerra d’indipendenza mostra che l’Austria non può essere affrontata senza alleati.
Dopo il 1849 Lombardia e Veneto restano sotto il dominio austriaco. Negli altri Stati italiani tornano governi conservatori sostenuti dall’Austria.
Vittorio Emanuele II conserva la Costituzione concessa nel 1848. Il Regno di Sardegna diventa così un rifugio per molti patrioti e il principale punto di riferimento dei liberali italiani.
La Prima guerra d’indipendenza ha dimostrato che le sole insurrezioni e l’esercito piemontese non bastano: occorrono preparazione militare, diplomazia e l’appoggio di una grande potenza europea.
Mazzini continua a sostenere l’iniziativa popolare e repubblicana. I moderati puntano invece sulla monarchia dei Savoia e su un’unificazione guidata dal Piemonte.
Il presidente del Consiglio modernizza lo Stato e porta la questione italiana nella politica europea.
Camillo Benso conte di Cavour diventa presidente del Consiglio nel 1852. È un liberale moderato e vuole ampliare il Regno di Sardegna attraverso riforme, diplomazia e alleanze.
Il governo favorisce ferrovie, strade, porti, commerci e sviluppo industriale. Rafforza inoltre l’esercito e rende il Piemonte uno degli Stati italiani più moderni.
Cavour non progetta ancora l’unità completa della penisola. Il suo obiettivo immediato è allontanare l’Austria e creare nell’Italia settentrionale uno Stato più grande guidato dai Savoia.
Il Regno di Sardegna non può sconfiggere da solo l’Impero austriaco. Cavour cerca quindi l’appoggio della Francia di Napoleone III e delle altre potenze europee.
Cavour partecipa alla politica internazionale e conclude un’alleanza segreta con Napoleone III.
Nel 1855 il Piemonte partecipa alla guerra di Crimea accanto a Francia, Gran Bretagna e Impero ottomano contro la Russia. Un corpo di spedizione guidato da Alfonso La Marmora combatte alla Cernaia.
Nel 1856 Cavour partecipa al Congresso di Parigi che conclude la guerra. Denuncia l’influenza austriaca e presenta la situazione italiana come un problema europeo.
Nel luglio 1858 Cavour incontra segretamente Napoleone III a Plombières. La Francia promette di aiutare il Piemonte se sarà l’Austria ad attaccare.
In caso di vittoria dovrebbe nascere un Regno dell’Alta Italia guidato dai Savoia. In cambio dell’aiuto militare, la Francia dovrebbe ricevere la Savoia e Nizza.
Il Piemonte si prepara allo scontro e induce Vienna a compiere il primo atto di guerra.
Nel gennaio 1859 Vittorio Emanuele II dichiara di non essere insensibile al “grido di dolore” che si leva da tante parti d’Italia. Il discorso incoraggia i patrioti.
Il governo richiama riservisti, concentra truppe sul confine e accoglie volontari provenienti da altri Stati italiani. Queste iniziative aumentano la tensione con l’Austria.
Il 23 aprile 1859 l’Austria ordina al Piemonte di smobilitare l’esercito entro tre giorni. Cavour respinge l’ultimatum, come previsto dagli accordi con la Francia.
Le truppe austriache attraversano il Ticino ed entrano in territorio piemontese. Essendo stata attaccata, la monarchia sabauda può ricevere l’aiuto militare promesso da Napoleone III.
L’esercito francese raggiunge il Piemonte e gli alleati costringono gli austriaci a lasciare la Lombardia.
Il 20 maggio 1859 reparti francesi e piemontesi affrontano gli austriaci a Montebello. La battaglia è uno dei primi successi degli alleati.
Il 30 e 31 maggio i piemontesi guidati da Vittorio Emanuele II vincono a Palestro. L’esercito alleato può continuare l’avanzata verso la Lombardia.
Il 4 giugno francesi e piemontesi sconfiggono gli austriaci a Magenta. La vittoria costringe l’esercito nemico ad abbandonare Milano.
L’8 giugno Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano a Milano accolti dalla popolazione. Gli austriaci si ritirano verso le fortezze del Quadrilatero.
I volontari combattono sulle Alpi; il 24 giugno si svolge lo scontro più sanguinoso della guerra.
Giuseppe Garibaldi comanda un corpo di volontari dell’esercito piemontese. I Cacciatori delle Alpi avanzano nella Lombardia settentrionale e minacciano il fianco austriaco.
I volontari di Garibaldi vincono a Varese e a San Fermo nel maggio 1859 e liberano Como. Le loro vittorie mostrano il contributo popolare alla guerra.
A Solferino combattono soprattutto francesi e austriaci; a San Martino piemontesi e austriaci. Dopo una giornata durissima, l’esercito imperiale è costretto a ritirarsi.
Migliaia di morti e feriti restano sul campo. Lo svizzero Henry Dunant assiste ai soccorsi e da questa esperienza nascerà in seguito l’idea della Croce Rossa.
Napoleone III ferma improvvisamente la guerra senza consultare il governo piemontese.
Napoleone III teme nuove battaglie sanguinose, un possibile intervento della Prussia e l’allargamento della rivoluzione italiana. Anche i cattolici francesi sono preoccupati per il papa.
Napoleone III e l’imperatore Francesco Giuseppe si incontrano a Villafranca e stabiliscono i preliminari di pace. Vittorio Emanuele II deve accettare la decisione.
L’Austria cede quasi tutta la Lombardia alla Francia, che la consegna al Regno di Sardegna. Mantova e Peschiera restano austriache insieme al Veneto.
Cavour considera l’accordo una grave delusione perché il Veneto non è stato liberato e si dimette. La pace definitiva viene firmata a Zurigo nel novembre 1859.
La guerra non libera il Veneto, ma permette al Regno di Sardegna di estendersi nell’Italia settentrionale e centrale.
Durante la guerra i sovrani di Toscana, Parma e Modena vengono allontanati. Anche le Legazioni pontificie dell’Emilia-Romagna si separano dallo Stato pontificio.
Nel marzo 1860 le popolazioni di Toscana, Parma, Modena e delle Legazioni votano a favore dell’annessione al Regno di Sardegna.
Napoleone III accetta le annessioni dell’Italia centrale. In cambio, secondo gli accordi, il Piemonte cede alla Francia la Savoia e Nizza.
Il Regno di Sardegna ottiene Lombardia e Italia centrale, mentre Veneto, Roma e Regno delle Due Sicilie restano esclusi. L’unificazione è incompleta, ma ha compiuto un passo decisivo.
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