L’Italia prima del 1848
La penisola è divisa in più Stati e l’Austria esercita un forte controllo politico e militare.
Un percorso completo per capire perché il Regno di Sardegna affrontò l’Impero austriaco, come si svolsero le due fasi della guerra e quale eredità lasciò al Risorgimento.
Segui le frecce: dal contesto politico della penisola italiana alle insurrezioni, dalle battaglie alle ragioni della sconfitta e alle conseguenze.
Dalle rivoluzioni del 1848 alla sconfitta di Novara
La penisola è divisa in più Stati e l’Austria esercita un forte controllo politico e militare.
Dopo il Congresso di Vienna del 1815 l’Italia non è uno Stato unitario: è divisa in Regno di Sardegna, Regno Lombardo-Veneto, ducati dell’Italia centrale, Stato pontificio e Regno delle Due Sicilie.
L’Impero austriaco governa direttamente il Regno Lombardo-Veneto e condiziona molti governi italiani. Le sue truppe difendono l’ordine stabilito dalla Restaurazione.
Patrioti liberali, democratici e moderati vogliono Costituzioni, libertà politiche e indipendenza dall’Austria. Non sono però tutti d’accordo su come unire l’Italia e su quale forma di governo scegliere.
Giuseppe Mazzini propone un’Italia unita e repubblicana e affida al popolo il compito di liberarla. I moderati guardano invece ai sovrani riformatori e soprattutto al Regno di Sardegna.
Tra il 1846 e il 1848 le richieste di libertà e indipendenza diventano sempre più forti.
Eletto papa nel 1846, Pio IX concede un’amnistia ai prigionieri politici e alcune riforme. Molti patrioti moderati sperano che possa guidare un rinnovamento degli Stati italiani.
Nel marzo 1848 Carlo Alberto concede al Regno di Sardegna lo Statuto Albertino, una Costituzione che limita il potere assoluto del re e istituisce un Parlamento.
Nel 1848 rivoluzioni liberali e nazionali scoppiano in numerose città europee. Anche nell’Impero austriaco le rivolte mettono in difficoltà il governo di Vienna.
Nella penisola italiana la lotta per le Costituzioni si unisce alla lotta nazionale: liberare Lombardia e Veneto dall’Austria appare un primo passo verso l’indipendenza.
Nel marzo 1848 le rivolte costringono temporaneamente l’esercito austriaco a ritirarsi.
Il 12 gennaio 1848 Palermo insorge contro il governo borbonico. La rivoluzione siciliana apre la stagione delle rivolte italiane e spinge i sovrani a concedere Costituzioni.
Dal 18 al 22 marzo i milanesi combattono nelle strade e innalzano barricate. Il maresciallo austriaco Josef Radetzky lascia la città e ripiega verso il Quadrilatero.
A Venezia gli insorti liberano i prigionieri politici e il 22 marzo proclamano la Repubblica di San Marco, guidata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo.
I governi provvisori di Milano e Venezia chiedono sostegno al Regno di Sardegna. Carlo Alberto deve scegliere se intervenire contro l’Austria.
Il Regno di Sardegna guida la guerra contro l’Austria e ottiene inizialmente alcuni successi.
Carlo Alberto, re di Sardegna, dichiara guerra all’Austria. Comincia la Prima guerra d’indipendenza: l’obiettivo immediato è liberare il Regno Lombardo-Veneto.
All’esercito piemontese si uniscono volontari da varie regioni e, in un primo momento, truppe pontificie, toscane e napoletane. Garibaldi rientra dall’America meridionale e partecipa alla lotta.
Carlo Alberto adotta il tricolore verde, bianco e rosso con lo stemma dei Savoia: la guerra dinastica del Regno di Sardegna assume così anche un significato nazionale italiano.
I piemontesi avanzano lentamente in Lombardia. Vincono a Goito e conquistano la fortezza di Peschiera il 30 maggio 1848, mentre Radetzky attende rinforzi.
Il fronte italiano si divide e Carlo Alberto rimane quasi solo contro l’Impero austriaco.
Il 29 aprile 1848 Pio IX dichiara di non poter partecipare a una guerra nazionale contro l’Austria, potenza cattolica. Le truppe pontificie ricevono l’ordine di ritirarsi.
Anche il granduca di Toscana e Ferdinando II delle Due Sicilie richiamano le proprie truppe. Una parte dei soldati e dei volontari decide comunque di continuare a combattere.
Moderati monarchici, democratici repubblicani e federalisti condividono l’opposizione all’Austria, ma hanno progetti diversi per il futuro dell’Italia e non riescono a coordinarsi.
Carlo Alberto conduce le operazioni con prudenza e lentezza. I comandi non sfruttano pienamente il vantaggio iniziale e lasciano a Radetzky il tempo di riorganizzare l’esercito.
L’esercito austriaco riprende l’iniziativa e costringe il Piemonte a sospendere la guerra.
Ricevuti rinforzi dall’Austria, Radetzky esce dal Quadrilatero, la zona fortificata compresa tra Verona, Peschiera, Mantova e Legnago, e passa alla controffensiva.
Tra il 23 e il 25 luglio 1848 l’esercito piemontese viene sconfitto a Custoza. Carlo Alberto ordina la ritirata e gli austriaci rientrano a Milano.
Il 9 agosto 1848 il generale Salasco firma un armistizio con l’Austria. Il Regno di Sardegna ritira l’esercito dalla Lombardia e sospende le ostilità.
L’armistizio è una tregua, non una pace definitiva. Carlo Alberto teme il discredito politico e prepara la ripresa della guerra, mentre Venezia continua a resistere.
La guerra ricomincia nel marzo 1849, ma la campagna dura soltanto pochi giorni.
Il 20 marzo 1849 Carlo Alberto riprende la guerra. Il Piemonte è però isolato, l’esercito non è ben preparato e il comando viene affidato al generale polacco Wojciech Chrzanowski.
Il 23 marzo 1849 le truppe di Radetzky sconfiggono l’esercito piemontese a Novara. La battaglia decide definitivamente l’esito della guerra.
La sera stessa Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II e parte per l’esilio in Portogallo, dove morirà pochi mesi dopo.
Il 24 marzo Vittorio Emanuele II incontra Radetzky a Vignale e accetta un nuovo armistizio. Il Regno di Sardegna deve ritirare le truppe e pagare un’indennità di guerra.
Roma e Venezia resistono ancora; il fallimento del 1848-1849 offre importanti lezioni al movimento nazionale.
Nel febbraio 1849, dopo la fuga di Pio IX, nasce la Repubblica romana. È guidata dal triumvirato formato da Mazzini, Armellini e Saffi e difesa anche da Garibaldi.
La Repubblica approva riforme democratiche, ma viene attaccata dalle truppe francesi inviate per restaurare il potere del papa. Roma cade all’inizio di luglio 1849.
La Repubblica di San Marco, guidata da Daniele Manin, resiste fino all’agosto 1849. Bombardamenti, fame e colera costringono infine Venezia ad arrendersi agli austriaci.
La guerra fallisce per le divisioni politiche, il ritiro degli alleati, gli errori militari e la superiorità austriaca. Tuttavia il Piemonte conserva lo Statuto Albertino e diventa il punto di riferimento per la futura unificazione.
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